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Cartolina postale inviata da
Grazia Deledda a Costetti
18 marzo 1921

Dedica di Gabriele DAnnunzio
a Giovanni Costetti, 1904
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Mostra dall'11 marzo al 30 aprile 2005
Presso lo spazio espositivo della Biblioteca Panizzi
negli orari di apertura del servizio
Nota biografica
Giovanni Costetti nasce a Reggio Emilia nel 1874. Dopo le scuole primarie,
frequentate a Bologna, e la Scuola di disegno di Reggio, il talento di
Costetti è riconosciuto da importanti artisti reggiani del tempo,
come Gaetano Chierici e Cirillo Manicardi, che gli aprono la strada alla
concessione del Legato Sanguinetti, grazie al quale il giovane artista
può proseguire gli studi nel periodo 1898-1901.
Il viaggio a Firenze compiuto in quegli anni segna una svolta nella carriera
di Costetti, che studia alla scuola di Giovanni Fattori e stringe amicizia
con Armando Spadini, Ardengo Soffici, Giuseppe Graziosi. Da quel momento,
la sua città d'adozione sarà Firenze, di cui ammira la grande
tradizione artistica medievale e rinascimentale. Altro viaggio importante
sarà quello compiuto con Soffici a Parigi nel 1900, quando nascono
il suo interesse per l'arte di Cézanne e l'amicizia con lo scultore
Rodin. Da questo periodo, e per tutto l'arco della carriera, Costetti
espone le sue opere in importanti mostre collettive, come la Biennale
di Venezia, la II Mostra della Secessione a Roma, la Biennale Romana,
e personali, come quelle di Roma (1929), Parigi (1931), Firenze (1932),
Utrecht (1941).
Tra il 1902 ed il 1905, l'artista collabora con saggi critici e opere
grafiche alla rivista fiorentina "Leonardo", diretta da Giovanni
Papini. Sono degli anni '10 l'amicizia con Arrigo Levasti, che lo introduce
negli ambienti del misticismo fiorentino, e con Renato Fondi, accanto
al quale collabora a "La Tempra", pubblicando recensioni e poesie.
Nel primo dopoguerra Costetti tiene alcune conferenze presso l'Associazione
fiorentina per l'Università popolare, nelle quali mette in evidenza
il significato sociale ed il contenuto spirituale dell'arte.
Nel 1926 e 1928 Costetti è a Parigi, dove stringe amicizia con
il filosofo Giuseppe Lanza Del Vasto e la danzatrice americana Anieka
Leggett. Questi incontri contribuiranno all'affermarsi di un suo interesse
per le filosofie orientali, mentre l'incontro con la Leggett e la lettura
di Valéry introdurranno nella sua arte il tema della danza.
L'avvento del fascismo spinge Costetti ad aderire al Manifesto degli intellettuali
antifascisti promosso da Benedetto Croce nel 1925, quindi ad allontanarsi
per un quindicennio dall'Italia, viaggiando fra Parigi, Oslo e Utrecht,
mentre la sua visione dell'arte tende a sublimarsi e spiritualizzarsi
sempre più, fino a giungere al cosiddetto "periodo grigio",
dove sofferenza e tormento interiore sono in primo piano.
Costetti muore a Settignano (Firenze) nel 1949, poco dopo il suo ritorno
in Italia.
Opere dell'artista sono oggi prevalentemente conservate presso i Musei
civici di Reggio Emilia, la Galleria di Palazzo Pitti a Firenze e numerose
collezioni private.
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